IL CASO DEI FRATELLI LEHMAN

Introduzione

Dalla metà del 2007 l’economia mondiale è stata travolta da un’enorme crisi finanziaria conclusasi con una grave recessione. Essendo un fenomeno economico particolarmente complesso, la crisi è correlata a cause provenienti da diverse fonti, di tipo economico ma non solo: anche psicologico, sociale, politico ed etico. Questa crisi non è differente dalle altre, ma risponde ad un modello tradizionale di crisi finanziarie cominciate, in questo caso, come per molte altre, da una bolla speculativa. Neanche la dimensione etica è nuova: tutte le crisi precedenti hanno incluso comportamenti di avidità, inganno, sconsideratezza, arroganza, conflitto di interessi, frode, incentivi perversi e molti altri ancora.

La prudenza è la principale virtù del banchiere e, in generale, degli uomini d’affari. Ma è difficile metterla in pratica, specialmente in un ambiente come quello degli ultimi anni, di forte crescita, abbondanza di liquidità, bassi tassi d’interesse e opportunità di profitto straordinarie.

La tesi è che, prima di tutto, abbiamo incontrato una forte crisi etica, la quale manifesta sé stessa in una crisi manageriale: i comportamenti delle persone incaricate delle organizzazioni furono fallimentari, tanto vari quanto quelli delle banche, dei fondi speculativi, delle agenzie di rating, dei supervisori, delle banche centrali, del governo e delle università. Questi comportamenti fallirono poiché i modelli teorici e pratici che li ispirarono fecero fiasco anch’essi, e fallirono soprattutto perché i loro fondamenti etici erano scorretti.

Cosa penserebbe un economista se una spiegazione della crisi di tipo etico cadesse nelle sue mani, come affermano le pagine precedenti? Probabilmente ammetterai che tutti questi fenomeni si sono realmente verificati ma che forse potrebbero sembrare irrilevanti: la crisi, dirai, è un fenomeno economico, dovuto a cause di tipo economico e al quale occorre rimediare con strumenti legati all’ambito economico: non abbiamo bisogno di un consiglio etico che, probabilmente, sarà ricco di buona volontà ma che risulterà tecnicamente inadeguato. Ed è vero, ma solo in parte.

Fatti basilari: Il Caso dei Fratelli Lehman

Il 15 settembre del 2008, poco dopo l’una del mattino, i fratelli Lehman finirono in bancarotta. È stata la quarta banca d’investimento più grande negli Stati Uniti d’America. Secondo alcuni rappresenta il fallimento di una delle più importanti istituzioni finanziarie nella storia degli USA.

La bancarotta dei fratelli Lehman si verificò in un ambiente economico caratterizzato da tre elementi:

  1. la politica monetaria espansiva attuata dalla banca centrale americana (FED);
  2. la deregolamentazione del settore finanziario che ebbe luogo sotto l’amministrazione Bush;
  3. la bolla del mercato immobiliare.

Il sistema finanziario americano ebbe una marea di soldi che, però, produsse poco, per questo motivo le compagnie finanziarie cominciarono a concedere mutui, anche a coloro che non disponevano delle garanzie di solvibilità necessarie.

La crisi dei mutui subprime

I mutui subprime sono dei mutui ipotecari concessi a quegli individui che non possono accedervi in condizioni normali e, per questo, con minori garanzie di solvibilità. Con la diffusione del subprime, l’offerta di finanziamento per l’acquisto di un’abitazione crebbe. L’aumento dell’offerta dei mutui fornì più carburante per la corsa all’affare immobiliare e i prezzi delle case continuarono la loro corsa.

L’aumento progressivo dei prezzi è un elemento molto importante di questa storia. I mutui subprime, infatti, coinvolsero rate molto basse durante i primi tempi, con un brusco aumento negli anni successivi. La crescita dei prezzi rese possibile il rifinanziamento dei mutui: essenzialmente avviano una nuova ipoteca tutta daccapo e riportano le rate ad un livello basso.

Fino a quando durò, tutti si fecero dei soldi partendo da questo meccanismo: costruttori, agenzie immobiliari, banche e produttori di materiale da costruzione. E molti riuscirono finalmente a diventare proprietari di un’abitazione.

Tutto questo fu possibile durante quel periodo in cui i prezzi continuavano a salire, ovvero fino al 2006. 

La decisione del FED di aumentare i tassi di interesse nel 2005 durò fino al 2007. L’aumento dei tassi di interesse ebbe due conseguenze: ridusse la domanda di ipoteche e rese insolventi coloro che avevano già un mutuo. In realtà, i subprime erano spesso di interesse variabile.

La Dimensione Etica

L’etica si chiede quale sia la giusta (o sbagliata) azione da intraprendere, quale tipologia di persona sia giusto (o sbagliato) essere e in che tipo di mondo sia giusto (o sbagliato) vivere. Sebbene potremmo sicuramente provare a rispondere a queste tre domande in maniera astratta, spesso le circostanze particolari nelle quale ci troviamo solleveranno le questioni per noi.

Le molteplici teorie etiche offriranno strategie decisionali per assicurare i loro valori etici più distintivi: Utilitarismo, Deontologia o Etica della Virtù.

Considerando che Bentham e Mill basano le loro opinioni sull’utilità, Kant è convinto che la virtù etica più importante sia il dovere. Per Kant, lo standard di un’azione etica non risiede nella massimizzazione della felicità quanto, piuttosto, nell’agire conformemente ai propri doveri. Un dovere, dopo tutto, è un qualcosa che ci viene richiesto di fare; pertanto, sembra ovvio dover compiere sempre il nostro dovere.

Un filosofo che potrebbe offrire una visione dell’etica più intuitiva (o più facile da mettere in pratica) è Aristotele, antico filosofo greco, con la sua visione basata sulla virtù. La teoria afferma come le persone tendano ad agire virtuosamente, cercando, al contempo, di diventare sempre più virtuosi. In questo senso, il suo punto di vista è più simile a quello di Bentham e Mill piuttosto che a quello di Kant: ritiene, infatti, che le persone siano alla continua ricerca della migliore soluzione ai propri dilemmi. Aristotele non risponde direttamente alla domanda: quale azione dovrei intraprendere? Piuttosto, si preoccupa di comprendere cosa sia la virtù e cosa significhi essere una persona virtuosa. Pensa che, una volta che le persone riescono a diventare virtuose, faranno semplicemente cose virtuose di conseguenza.

Ognuna di queste teorie etiche offre una prospettiva profonda e sviscerata su ciò che dovrebbe essere la cosa giusta da fare, su quale tipo di persona dovresti sforzarti di essere, su quale sia il tipo di mondo nel quale sarebbe giusto vivere e su tanti altri argomenti.

Conclusioni

La principale domanda da porci è se la natura può e desidera cambiare, per evitare che crisi come quelle che stiamo attraversando si ripetano. Da una parte, si spera che l’attuale esperienza induca gli operatori ad essere più cauti in futuro, specialmente nella valutazione dei rischi. Dall’altra, gli incentivi a riprendere comportamenti simili a quelli che hanno preceduto la crisi sono talmente radicati da rappresentare un ostacolo al cambiamento.

L’etica avrebbe potuto prevenire la crisi e potrebbe prevenire quelle nuove in futuro? Sì, ma non si parla di un’etica astratta, bensì di un’etica incorporata negli obiettivi, nelle strutture e nelle culture delle organizzazioni summenzionate e, in particolare, nelle decisioni dei loro manager e degli impiegati.