Il ruolo dello psicologo negli interrogatori militari

La psicologia militare è un ramo della psicologia che si occupa esclusivamente del personale militare e delle loro famiglie. Lo psicologo militare svolge un’attività professionale specializzata di prevenzione psicologica, diagnosi, terapia e consulenza, oltre che regalare continui pareri da esperto. Per lo svolgimento di questa funzione è necessario avere un’adeguata preparazione fisica e un corretto addestramento nel maneggio delle armi, in quanto uno psicologo militare è in realtà un vero e proprio soldato con indosso la tipica uniforme militare.

Il lavoro di uno psicologo in campo militare è simile alla professione terapeutica svolta in qualsiasi altro settore. La psicologia militare deve adattarsi alle operazioni dell’esercito in cui, ogni giorno, si svolgono delle attività accuratamente organizzate e strutturate.

I soldati, nel corso della loro professione, possono soffrire di alcuni disturbi importanti: uno tra questi è il PTSD (o disturbo da stress post-traumatico) che si presenta soprattutto in seguito ad una missione in luoghi in cui la guerra è, purtroppo, ancora una realtà. Gli psicologi hanno il compito di aiutare i colleghi nella prevenzione del PTSD oltre che a trattare i vari traumi che potrebbero sorgere a causa, per esempio, della separazione dalla famiglia.

Gli psicologi diventano un importante punto di riferimento per i soldati che sono appena tornati a casa dalla guerra. Diventano dunque essenziali in ogni fase del processo.

Prima di tutto, il ruolo degli psicologi in ambito militare è quello di aiutare i membri delle forze armate a selezionare le persone adatte a questo lavoro. Possono poi aiutare i soldati dando loro dei consigli su come tornare, passo per passo, alla vita normale.

Gli psicologi militari possono anche occuparsi di ricerca, esplorando come le persone con differenti personalità siano più adatte al combattimento o migliorandosi nel trattamento del PTSD.

PTSD

Il PTSD è un disturbo mentale che deriva da un trauma psichico. Può includere ulteriori problemi mentali come la depressione, i disturbi della somatizzazione ecc. I sintomi del PTSD si dividono in diverse categorie: intrusioni, evitamento, cambiamenti negativi nello stato d’animo e nelle emozioni. I sintomi tipici sono l’iperattivazione psicofisiologica (hyperarousal) e la dissociazione. La “ripetizione” del ricordo dell’evento non è altro che un vissuto intrusivo dell’avvenimento che si propone alla coscienza senza che vi sia necessariamente un ricordo, un’immagine, un suono, un odore o una sensazione corporea che possa provocarlo. I fattori scatenanti sono spesso stimoli che richiamano all’evento traumatico. Poiché i traumi ricorrenti in una persona sono estremamente pesanti e opprimenti da sopportare, questa cercherà di evitare tutto ciò che la rimanda a quella memoria, a quei pensieri, a quei luoghi e a quegli individui, limitando e vincolando la sua vita. Tutto questo potrebbe sfociare in una sensazione di costante allerta, insonnia e mancanza di concentrazione che potrebbero essere curate per mezzo dell’amplificazione del riflesso dello startle, impiegato nel caso in cui il soggetto si trovi in uno stato emozionale negativo. Tra i vari disturbi emotivi vi sono l’irritabilità, la rabbia e persino comportamenti aggressivi, oltre che sentimenti di vergogna e sensi di colpa. Da qui possono conseguire severi comportamenti autodistruttivi. Anche i pensieri e gli stati d’animo possono cambiare a causa di un trauma. Nel soggetto coinvolto ne consegue una costante visione negativa di sé e degli altri, un’incapacità di sperimentare sentimenti positivi e continue sensazioni di torpore emotivo. Esso, cesserà anche di interessarsi alle attività che una volta l’appassionavano e penserà al futuro con angoscia e sconforto. Tutto questo si rifletterà, ovviamente, nelle relazioni con le persone care. I sintomi possono presentarsi immediatamente dopo l’evento, nel giro di poche settimane o, in alcuni casi, addirittura dopo anni.

Il PTSD è un disturbo curabile. Solitamente vengono utilizzati due tipi di trattamenti: quello farmacologico e quello psicoterapeutico. Gli psicologi militari hanno il compito di minimizzare l’impatto negativo che il PTSD ha provocato sulla salute fisica e mentale del soldato coinvolto. In ogni caso, è importante lavorare sulla prevenzione del PTSD poiché molti dei soldati affetti ne rimangono coinvolti per un lungo periodo di tempo. Quando i soldati ricevono una buona prevenzione tutto questo si sviluppa in modo minore.